Dopo diversi mesi di pratica dello yoga della risata e di conduzione di gruppi, alcuni spunti e osservazioni mi hanno portato a pensare che lo yoga della risata possa essere utile sia ai logopedisti sia a chi ha bisogno di riabilitazione logopedica.

Non trovando letteratura scientifica approfondita sull’argomento ho pensato di organizzare un laboratorio esplorativo. A distanza di 4 mesi dal suo “inizio” allo yoga della risata Barbara Perona, logopedista, racconta la sua esperienza.

5 + 1 ipotesi 

Sono partita da queste ipotesi e osservazioni.

Ridere:

  1. rinforza la muscolatura facciale. Se n’è accorto anche il mio igienista dentale, che ha osservato una maggiore tonicità e anche competenza labiale
  2. è respirazione diaframmatica. Migliora la potenza respiratoria e quindi fonatoria. Si usa il diaframma senza necessariamente “sapere” dove è il diaframma. La consapevolezza della respirazione diaframmatica è una conseguenza, o un “durante” non il punto da cui partire.
  3. è attivare la muscolatura addominale e toracica. Una muscolatura più forte aiuta ad assumere una postura più eretta, che il nostro cervello percepisce al sicuro o in una situazione di potere
  4. è biochimica positiva che dà benessere e fa sentire felici. Immagina di donare felicità durante una sessione di riabilitazione, spesso invece affrontata con fatica e resistenza dai pazienti. Ridere è anche benessere per il professionista, che può gestire meglio lo stress e il rischio di burnout
  5. è connessione. Chi ride insieme, collabora. Quanta fatica in meno per ingaggiare il paziente.

E poi c’è il Gibberish, ovvero il linguaggio no-sense, quello del bambino piccolo, quando gioca libero, senza pensieri. Che effetto può dare porter parlare senza fare attenzione al contenuto? Libertà, emozioni, autostima.

Un laboratorio per esplorare lo yoga della risata in logopedia

Sono partita da alcune ipotesi, ma per esplorare le potenzialità dello yoga della risata in logopedia, non trovando letteratura adeguata sull’argomento, ho coinvolto alcune logopediste.

A loro ho  insegnato le basi dello yoga della risata per portarlo nella propria quotidianità e nelle proprie sedute di riabilitazione logopediche.

Proprio per la finalità esplorativa del progetto, con il consenso dei logopedisti coinvolti (attualmente 8), non ho dato alcuna restrizione specifica dell’utilizzo dello yoga della risata nella riabilitazione logopedica,  in termini di tipo ed età di pazienti o di problema, patologia, ma lasciando loro la libertà di applicazione.

A ciascuno di loro è stata data indicazione di tenere traccia delle prove eseguite e quindi dei risultati raccolti e di condividerle con il gruppo.

A distanza di 3 mesi, riporto le prime osservazioni di Barbara.

Esperienza di Barbara, logopedista

Mi chiamo Barbara Perona e sono una logopedista con esperienza lavorativa ventennale, in prevalenza in ambito infantile.

Sono venuta a conoscenza del laboratorio di yoga della risata in logopedia quasi per caso e, dopo  aver conosciuto Tiziana Azzani l’ideatrice del progetto, ho deciso di approfondire l’argomento.  Vi racconto brevemente “l’avventura” attraverso alcune domande a cui ho risposto nel corso di  questi mesi a chi mi chiedeva: “Come stai?…novità?” e io mi ritrovavo a rispondere: “Tutto bene,  grazie!..sto seguendo un progetto curioso, innovativo e davvero molto formativo!”

 Da quanto tempo pratichi yoga della risata

Periodo compreso tra gennaio 2021 e aprile 2021.

Perchè hai deciso di partecipare

Curiosità, voglia di mettermi in gioco soprattutto a livello personale, sperimentare nuove tecniche e renderle fruibili anche sul lavoro.

In che modo si è svolto il laboratorio

Si inizia con un corso base per apprendere le origini della pratica e per sperimentare insieme  al tutor e ai “compagni di viaggio” la tecnica. Si prosegue con il fondamentale aiuto di una buddy, scelta dalla tutor, per allenarsi quotidianamente, scambiarsi idee e proposte, riflessioni, sostenersi nella pratica.

Cosa si impara

  • Si aumenta la consapevolezza sulla respirazione diaframmatica e si impara ad allenarla,  paradossalmente, in maniera quasi inconsapevole.
  • Si impara a utilizzare la risata “a comando” e si ottengono i benefici naturali che ne scaturiscono.
  • Si acquisisce uno strumento in più per allentare le tensioni e guardare le situazioni da un nuovo punto di vista.
  • Si impara ad utilizzare il Gibberish (linguaggio non-sense) in diversi ambiti e si sperimentano giochi da proporre in gruppo, o anche in coppia, per stimolare l’acquisizione di nuove abitudini inserendo la risata nelle routine quotidiane.
  • Si associano tecniche di rilassamento e meditazione per concludere la pratica che è strutturata secondo lo schema delle 3R: Respiro-Rido-Radico

Cosa si può utilizzare nella pratica professionale

In questi 4 mesi ho utilizzato molti giochi appresi durante gli incontri con la tutor e ho potuto notare un enorme apprezzamento, sia da parte degli adulti, sia dei bambini.

Tutto ciò si è rivelato utile nei casi di disfonia per i quali è aumentata, notevolmente ed in tempi molto rapidi, la consapevolezza delle dinamiche di coordinazione pneumo-fonica, l’allenamento a casa grazie alla facilità degli accattivanti “esercizi” proposti, con la consguente possibilità di passare, velocemente, all’impostazione vocale “meno noiosa”.

Alcune strategie (bastoncino in bocca e gibberish) sono applicabili anche con le deglutizioni deviate per aumento della consapevolezza e allenamento dei muscoli del distretti orofacciali.

Gibberish si è rivelato utile anche come vero e proprio strumento di rilassamento in persone con afasia, o allenamento di alcuni fonemi in bambini con disturbi fonetici (scegliendo fonema target da potenziare).

Al di là delle singole patologie è possibile utilizzare la risata come momento di accoglienza, congedo finale o “intevallo” durante la somministrazione di test, per recuperare la  concentrazione, diminuire lo stress e l’ansia da prestazione e alleggerire l’atmosfera in generale.

Alcune difficoltà

Lo yoga della risata è molto efficace, ma è necessaria costanza nella pratica, proprio come per i nostri piccoli o grandi pazienti, a cui chiediamo investimento di energie per raggiungere gli obiettivi prefissati. Per questo, a mio avviso, lo yoga della risata ha una forte valenza intrinseca, perché permette, a chi lo utilizza, modificazioni significative anche di carattere personale. 

Come superare le difficoltà

Per superare la fatica dell’impegno richiesto, la tutor mette a disposizione, oltre alla sua costante presenza, alcuni efficaci strumenti, quali una buddy per la pratica quotidiana, un workbook condiviso con gli altri compagni di corso e appuntamenti settimanali con sessioni di pratica in gruppo, tutti rigorosamente facoltativi e di libero accesso.

Quanto tempo è necessario dedicare alla pratica

L’impegno “fisico” consigliato arriva a qualche minuto giornaliero, ma ovviamente nulla vieta di aumentarne le tempistiche! Sicuramente è bene avere un focus sulla questione il più  possibile per trarne tutti i vantaggi e per “farla propria” in modo che risulti naturale trasmetterla ai nostri interlocutori.

Vantaggi e benefici ottenuti

Il lavoro degli ultimi mesi mi ha dato molto in termini di

  • flessibilità di pensiero (la pratica stessa dello yoga della risata e le diverse attività sono a loro volta molto flessibili lasciando ampio spazio alla fantasia personale e di adattamento ai diversi contesti),
  • consapevolezza,
  • accettazione dei limiti personali ed altrui,
  • visione del mondo da altri punti di vista
  • possibilità di donare leggerezza alle situazioni, senza doverle prenderle alla leggera.

Credo di essere ancora lontana dall’obiettivo “interiorizzazione” della risata incondizionata, ma, sicuramente, in questo tempo relativamente breve, ho  modificato notevolmente la modalità di approccio a molte situazioni, ottenendo rimandi sempre positivi, sia da parte dei pazienti, sia delle persone che mi circondano.

Grazie per questa bellissima opportunità!